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LA MARMILLA
E LA SUA STORIA
La Marmilla si estende tra il Sarcidano, la Trexenta, il Campidano
di Cagliari e la Parte Usellus. Nel corso del Medioevo la Marmilla
diventa un distretto (curadoria) importante nel Giudicato d'Arborea,
ricoprendo non solo un ruolo economico di notevole importanza, ma
al contempo svolgendo anche un ruolo strategico-militare di fondamentale
rilievo.
Non a caso la storia politico-istituzionale di questo territorio
in età medioevale e moderna è strettamente legata
e si inserisce prepotentemente all'interno del più vasto
processo storico che interessa la Sardegna di quel periodo.
La sua popolazione vive, infatti, intensamente e partecipativamente
le vicende che porteranno all'affermazione prima e alla dissoluzione
poi di quell'originale esperienza politico-istituzionale che fu
il Giudicato d'Arborea. Giudicato che si opporrà con coraggio
e vigore all'occupazione aragonese dell'isola del 1327, ritardando
di oltre 150 anni il processo di infeudazione dell'isola.
Grazie poi all'iniziativa dei vescovi della diocesi di Ales, che
raggruppa ancora oggi la gran parte dei centri della Marmilla, nel
corso del seicento e del settecneto, in questo territorio vengono
creati importanti istituti, quali i Monti granatici, paragonabili
a casse di credito agrario ante litteram, che svolgeranno un ruolo
fondamentale nella promozione dell'agricoltura, liberando i contadini
dalla morsa iugolatoria dell'usura.
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ARCHEOLOGIA
NEL TERRITORIO
I monumenti archeologici del Consorzio "Sa Corona Arrubia"
sono fortemente legati alla natura del paesaggio agrario.
Nell'età prenuragica ci furono numerosi villaggi di capanne
e tombe. La più antica, la domus de janas di Scaba e Arriu
di Siddi, risale al neolitico recente (4000-32000 a.C.) e fu utilizzata
per tutto l'eneolitico (3200-2700 a.C.).
Le tombe di Padru Jossu di Sanluri e Bingia e Monti di Gonnostramatza,
costruite nell'eneolitico (3200-2700 a.C.), rimasero in uso fino
all'età del bronzo antico (2200-1900 a.C.).
Da Bingia e Monti proviene l'unico monile in oro della Sardegna
preistorica. La civiltà nuragica ha lasciato in Marmilla
un gran numero di monumenti, molti dei quali fruibili al pubblico,
distribuiti sia a difesa degli altopiani, le Giare di Siddi e la
Jara Manna di Tuili, Setzu e Gesturi, sia nelle basse colline.
Si apprezzano le tombe dei giganti di su Cuaddu de Nixias di Lunamatrona,
dotata di una stele monumentale, si Sedda sa Caudeba di Collinas,
una di tipo dolmenico, l'altra a filari, e si sa Domu e s'Orku,
in ottime condizioni di conservazione.
I complessi di "Su Nuraxi" di Barumini e Genna Maria di
Villanovaforru racchiudono tutte le fasi della civiltà nuragica
fino all'età del ferro (850-730 a.C.).
Vi sono tracce dei contatti commerciali con il mondo mediterraneo
nel periodo orientalizzante ed arcaico (730-510 a.C.).
La presenza punica (IV III secolo a.C.) è documentata da
insediamenti sparsi a carattere rurale. A Villamar, è stata
messa in luce una necropoli (II secolo a.C.), composta da tombe
a camera. In età romana si composero solo pochi centri abitati.
Il territorio era attraversato dalla strada romana Cagliari-Porto
Torres, le campagne erano suddivise in due latifondi, da Maltamonenses
e Semilitenses.
Con la decadenza dell'impero romano, la popolazione dispersa nelle
campagne si riunì in centri abitati. Il processo durò
fino alle soglie del Medioevo.
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TRADIZIONI
E MEMORIA
La
Marmilla conserva intatto il patrimonio di storia, tradizioni e
leggende reso ancora più suggestivo dalle sue bellezze e
dalle sue ricchezze naturali, artistiche ed archeologiche.
Accanto a tradizioni che rivelano la loro origine romana, bizantina
ed iberica, si conservano usi che affondano le loro origini nella
notte dei tempi. Legati ad un passato misterioso e connessi con
gli antichi riti della fertilità, sono is fogadonis i fuochi
che rischiarano l'oscurità che avvolge i paesi della Marmilla
nelle freddo notti di gennaio, in occasione della festività
di S.Antonio, S.Vincenzo e S.Sebastiano.
Nel corso dell'anno, altri momenti consentono di osservare tradizioni
ricche di fascino, come la festa della Candelora, il Carnevale e
le ricorrenze legate al mondo contadino; di particolare interesse
sono i riti della Quaresima e della Settimana Santa.
Tra giugno e settembre, ricorrono in festas mannas le principali
feste dell'anno. In questa occasione trova espressione una religiosità
popolare semplice e profonda, mentre la commistione di riti cristiani,
tradizioni antiche e reminiscenze pagane compone un quadro di notevole
interesse etnografico.
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